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Introduzione
Ti è mai capitato di visitare un sito web, dare un’occhiata a un prodotto o servizio, e poi abbandonare la pagina… solo per ritrovarti inseguito dai suoi annunci ovunque online il giorno dopo?
Tranquillo, non è stregoneria digitale né un caso di telepatia tra te e il tuo smartphone.
Quello che hai sperimentato è il potere del retargeting, una delle strategie di marketing più efficaci e (quando fatta bene) meno invasive per riconquistare l’attenzione di potenziali clienti.
E indovina un po’: funziona alla grande!
Perché tutti ne parlano?
Semplice: mediamente solo il 2-3% dei visitatori di un sito web compie un’azione utile (come un acquisto o una richiesta di contatto) al primo giro.
Questo vuol dire che su 100 persone che arrivano sul tuo sito, ben 97 se ne vanno senza fare nulla – un vero peccato, vero?
Inoltre, studi di settore indicano che servono in media 6-8 interazioni con il tuo brand prima che un utente “freddo” si decida a diventare cliente.
Ecco perché il retargeting diventa un’arma fondamentale: ti permette di richiamare quelle persone interessate (ma non convinte al 100%) e offrire loro altre opportunità per convertire.
In altre parole, il retargeting aiuta a recuperare vendite perdute, aumentando drasticamente le probabilità di trasformare visitatori sfuggenti in clienti soddisfatti.
In questa guida definitiva sul retargeting scoprirai cos’è esattamente questa strategia, come funziona nei dettagli (senza tecnicismi noiosi), e soprattutto come utilizzarla al meglio per far crescere il tuo business.
Vedremo esempi pratici, benefici concreti, consigli strategici e piccoli trucchi del mestiere.
Sei pronto a diventare un maestro nel “riconquistare” i tuoi potenziali clienti? Allora tuffiamoci nel mondo del retargeting! 🚀

Cos’è il retargeting (e perché sentirai parlare anche di remarketing)
Partiamo dalle basi: cos’è il retargeting? Il retargeting è una strategia di marketing digitale che mira a raggiungere nuovamente (da cui re-target) gli utenti che hanno già interagito con il tuo brand online, ma senza aver completato l’azione che desideravi.
In pratica, si tratta di mostrare annunci mirati a persone che hanno già visitato il tuo sito o le tue pagine social in passato, con l’obiettivo di riportarle indietro e convincerle a fare il passo successivo (che sia un acquisto, un’iscrizione, una richiesta di preventivo, ecc.).
Spesso sentirai usare il termine remarketing come sinonimo di retargeting.
A voler essere pignoli, originalmente remarketing indicava in particolare il ri-contattare utenti già noti tramite canali diretti (per esempio email di recupero carrello abbandonato o campagne verso clienti esistenti), mentre retargeting si riferiva più specificamente agli annunci pubblicitari mirati mostrati online a chi ha visitato il sito.
Oggi, però, i due termini vengono usati in modo intercambiabile nel linguaggio comune, specialmente quando si parla di piattaforme come Google Ads (dove la funzionalità di retargeting è chiamata “remarketing”).
Per semplicità, nella nostra guida useremo retargeting in senso ampio, includendo anche queste varianti. Quello che conta è il concetto: ricontattare chi ti conosce già, per aumentare le chance di convertirlo in cliente.
Come funziona il retargeting? Pixel, cookie e annunci “magnetici”
Vediamo come funziona concretamente il retargeting, spiegato in modo semplice. Dietro le quinte, il retargeting sfrutta alcuni strumenti tecnologici: principalmente i cookie e i pixel di tracciamento.
Ti spiego con un esempio pratico:
Mettiamo che Mario entra sul tuo sito di e-commerce di scarpe e inizia a sfogliare le sneakers più cool del momento.
Naviga qualche minuto, magari aggiunge un paio di scarpe al carrello ma poi – ahimè – esce senza acquistare nulla.
Succede tutti i giorni, giusto? Ebbene, grazie al retargeting tu hai modo di non perdere del tutto Mario di vista: quando ha visitato il tuo sito, un piccolo codice (il pixel) ha registrato la sua visita e ha salvato un cookie nel suo browser.
Questo cookie è come un’etichetta anonima che dice (in gergo figurato): “A questo utente interessavano le scarpe da running modello XYZ sul sito TuoShopOnline”.
A questo punto entra in gioco la magia (della tecnologia): tramite il network pubblicitario che usi – ad esempio Google Ads o Facebook Ads – puoi creare un annuncio mirato che verrà mostrato proprio a Mario nei giorni successivi, mentre naviga su altri siti o sui social.
Mario apre Facebook e taaac! nel suo feed compare la pubblicità delle stesse sneakers che aveva adocchiato, magari con un messaggio tipo: “Ehi, ci stavi ancora pensando? 👟 Ottieni un 10% di sconto se acquisti adesso!”.
Oppure Mario visita un sito di news e vede un banner con la foto delle scarpe lasciate nel carrello.
Questi annunci sono il retargeting in azione: tu stai “ricontattando” Mario attraverso le piattaforme che utilizza, ricordandogli gentilmente l’interesse che aveva mostrato.
Tecnicamente, dunque, il processo è questo:
- Tag & Tracking: Inserisci un pixel di tracciamento sulle tue pagine web (ad esempio il Pixel di Facebook o il codice di Google Ads). Questo pixel registra le visite e le azioni compiute sul sito, legando ciascun visitatore anonimo a un cookie univoco.
- Costruzione del pubblico: Nel tempo, il pixel raccoglie una “lista” di utenti che hanno visitato determinate pagine o effettuato certe azioni (es: tutti quelli che hanno visitato la pagina prodotto delle sneakers ma non hanno comprato). Quella lista diventa il tuo pubblico di retargeting, ovvero le persone a cui vuoi far vedere messaggi di follow-up.
- Campagna mirata: Attraverso la piattaforma pubblicitaria scelta, crei una campagna di retargeting selezionando come target proprio quel pubblico raccolto. Prepari creatività e testi ad hoc (magari l’annuncio delle scarpe con un invito all’azione o uno sconto speciale).
- Erogazione annunci: Da quel momento, quando quegli utenti (es. Mario) navigano su siti o app che mostrano annunci (siti parte della Rete Display di Google, feed di Facebook/Instagram, YouTube, ecc.), vedranno i tuoi annunci personalizzati relativi a ciò che avevano già visto sul tuo sito.
- Rientro nel funnel: Se tutto va bene, Mario clicca sull’annuncio “richiamo” e torna sul tuo sito, questa volta più convinto e pronto a completare l’acquisto. Voilà, hai riconvertito un visitatore che altrimenti probabilmente sarebbe sparito per sempre!
Da questo processo si intuiscono due cose importantissime: (a) il retargeting funziona solo se hai prima tracciato gli utenti (quindi installare i pixel di tracciamento è il primo passo fondamentale), (b) per utilizzare liberamente questi cookie di tracciamento devi avere il consenso degli utenti, soprattutto in Europa.
Eh sì, qui entra in gioco la privacy: avrai notato quei banner cookie che compaiono sui siti, giusto?
Ecco, per fare retargeting in modo conforme al GDPR dovrai assicurarti che i visitatori abbiano accettato i cookie di profilazione. Se un utente nega il consenso, il pixel non lo traccerà e quindi non potrai mostrargli annunci mirati (ed è giusto così, la privacy viene prima di tutto!).
Dunque, ricordati di gestire bene il consenso tramite una piattaforma di cookie consent sul tuo sito. Fatto ciò, sei pronto per colpire con annunci super mirati.
Riassumendo: il retargeting è quel meccanismo per cui, grazie a pixel e cookie, segui i tuoi visitatori “in fuga” e gli riproponi offerte e messaggi su misura mentre navigano altrove, così da riportarli verso una conversione.
È un po’ come se il negoziante del tuo store fisico potesse far apparire il suo cartellone pubblicitario lungo la strada proprio davanti a chi è entrato in negozio ma non ha comprato – senza però importunare chi nel negozio non c’è mai stato.
Geniale, no?

Perché il retargeting è importante? Tutti i benefici per il tuo business
A questo punto avrai già intuito alcuni vantaggi chiave del retargeting, ma vediamoli chiaramente: perché dovresti investire tempo e risorse in questa strategia?
Ecco i benefici principali (che faranno brillare gli occhi a qualunque imprenditore o marketer):
- Maggiori conversioni e vendite: il retargeting ti consente di aumentare drasticamente le conversioni recuperando utenti che erano già interessati. Stai concentrando i tuoi sforzi su un pubblico caldo (già entrato in contatto col tuo brand), non su estranei totali. Questo significa che le probabilità di convincerli a completare un acquisto o un’azione sono molto più alte rispetto a campagne verso pubblico freddo. Alcuni studi indicano che il retargeting può incrementare le percentuali di conversione anche del 50-70% rispetto a campagne standard. In parole povere, spendi meno e ottieni di più, perché punti su chi ha già mostrato interesse!
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- ROI pubblicitario più alto: collegato al punto sopra, se converti di più a parità di budget, automaticamente migliora il ROI (Return on Investment) delle tue campagne marketing. Il costo per acquisizione (CPA) tende a scendere perché non stai “sparando nel mucchio”: insegui solo chi aveva già una predisposizione verso il tuo prodotto/servizio. Questo rende l’allocazione del budget più efficiente. Invece di spendere tutto per attirare nuovi utenti (magari poco qualificati), riservi una parte per riportare indietro chi già ti conosce. Il risultato? Meno sprechi, più vendite.
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- Brand awareness e ricordo del marchio: anche se l’obiettivo principale è la conversione, non sottovalutare l’effetto collaterale positivo: il retargeting rafforza la notorietà del tuo brand. Gli utenti vedono ripetutamente il tuo nome, il tuo logo, i tuoi prodotti durante la loro navigazione quotidiana. Questa esposizione ripetuta aumenta la familiarità e la fiducia nel marchio. Magari un utente non clicca sul primo annuncio di retargeting, né sul secondo, ma intanto si ricorda di te. Quando avrà di nuovo bisogno di quel prodotto, il tuo brand sarà in cima alla sua mente. In sostanza, il retargeting ti aiuta a restare presente nella memoria del consumatore, evitando che si dimentichi di te dopo la prima visita.
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- Personalizzazione dell’offerta: grazie al retargeting puoi personalizzare i messaggi pubblicitari in base al comportamento precedente dell’utente. Questo è oro puro per il marketing! Ad esempio, se un visitatore ha guardato solo la sezione “smartphone” del tuo sito, potrai retargetizzarlo mostrando proprio gli smartphone (magari i modelli che ha sbirciato, con un’offerta speciale). Oppure, se hai un negozio di abbigliamento, potresti mostrare annunci diversi a chi ha sfogliato la categoria “scarpe” rispetto a chi ha guardato “giacche”. Questa rilevanza aumenta le probabilità che l’utente dica: “Accidenti, questo annuncio sembra leggermi nel pensiero, è esattamente quello che cercavo!”. Risultato: più clic e più conversioni, perché l’utente si sente capito nelle sue esigenze.
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- Recupero dei carrelli abbandonati: per gli e-commerce in particolare, il retargeting è il miglior amico contro il temuto fenomeno dei carrelli abbandonati. Quante persone aggiungono prodotti al carrello e poi lasciano il sito? Tante, tantissime. Con campagne mirate puoi ricordare loro di completare l’acquisto – magari mostrando esattamente gli articoli lasciati in sospeso e aggiungendo un incentivo (“Quei prodotti che volevi sono ancora disponibili… affrettati prima che vadano esauriti!” oppure “Ti offriamo la spedizione gratuita se completi ora il tuo ordine”). Questo approccio spinge moltissimi indecisi a tornare sui loro passi e finalizzare l’ordine, recuperando così vendite che altrimenti sarebbero sfumate.
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- Fidelizzazione e vendite ripetute: il retargeting non serve solo a convertire nuovi clienti, ma può essere impiegato in modo furbo anche per fidelizzare i clienti esistenti e generare vendite aggiuntive. Ad esempio, un cliente ha già acquistato dal tuo sito? Puoi inserirlo in un pubblico di retargeting “clienti” e mostrargli annunci di prodotti correlati o upgrade (il classico cross-selling e upselling). Mettiamo che Mario abbia comprato quelle famose sneakers; qualche settimana dopo potresti retargetizzarlo proponendogli i nuovi calzini tecnici da running o la borsa sportiva abbinata. Oppure, se vendi servizi in abbonamento, puoi fare retargeting sui clienti in scadenza per ricordare loro di rinnovare. Così aumenti il valore del cliente nel tempo e mantieni il rapporto vivo.
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- Velocizzazione del ciclo di vendita: in settori dove il processo di acquisto è lungo (pensiamo al B2B o a prodotti costosi che richiedono molte riflessioni), il retargeting aiuta a tenere caldo il contatto durante il suo percorso decisionale. Mostrando periodicamente contenuti utili, testimonianze, casi di studio o offerte speciali a chi ha già manifestato interesse, puoi accorciare i tempi necessari per convincerlo. Come una goccia continua, i tuoi messaggi mantengono alta l’attenzione del lead e lo spingono gradualmente verso la decisione finale, senza lasciare che si raffreddi o che venga distratto dalla concorrenza.
Insomma, il retargeting è uno strumento potentissimo: trasforma il “forse domani” dei tuoi potenziali clienti in un “sì, lo voglio”, massimizzando il valore di ogni utente che entra in contatto con la tua azienda.
Chi non vorrebbe riacchiappare quel 97% di visitatori sfuggenti e portarli dalla propria parte? 😎
Dove fare retargeting: piattaforme e canali principali
Ok, abbiamo capito il perché del retargeting.
Ma in quali spazi digitali si svolge questa “caccia virtuosa” al cliente indeciso? La buona notizia è che oggi puoi fare retargeting su molteplici piattaforme e canali, integrandolo facilmente nella tua strategia di marketing.
Vediamo i principali:
Retargeting sul web con Google Ads (Rete Display e YouTube)
Quando navigando su internet vedi banner pubblicitari su vari siti, spesso quelli sono annunci della Rete Display di Google.
Google Ads ti permette di fare retargeting mostrando i tuoi annunci banner o testuali su migliaia di siti web e app che fanno parte del circuito Google (praticamente buona parte del web!).
Ad esempio, il tuo potenziale cliente lascia il tuo sito: tramite Google Ads Remarketing potrai far comparire i tuoi banner promozionali su siti di news, blog, forum, mentre lui naviga altrove.
Inoltre, Google offre il remarketing per la Ricerca (RLSA): significa che puoi far apparire i tuoi annunci search (quelli nei risultati di ricerca Google) solo alle persone che hanno già visitato il tuo sito in precedenza, magari con messaggi ad hoc.
E non dimentichiamo YouTube: anche la piattaforma video di Google consente retargeting, mostrando video pubblicitari o banner overlay a chi ha interagito col tuo sito o anche col tuo canale YouTube. Insomma, l’ecosistema Google è ricchissimo di opportunità di retargeting.
Puoi scegliere vari formati (immagini, video, testi) e raggiungere gli utenti praticamente ovunque vadano online. Google stessa stima che la sua rete pubblicitaria copra oltre il 90% degli utenti internet globali – quindi il messaggio è: se vuoi ribeccare i tuoi visitatori sul web, Google Ads è un ottimo punto di partenza.
(Una nota: esistono anche piattaforme specializzate come Criteo, AdRoll e simili, che offrono servizi di retargeting display spesso usati da e-commerce per mostrare annunci dinamici.
Tuttavia, se sei alle prime armi o hai un budget limitato, sfruttare direttamente Google Ads ti consente già di fare quasi tutto, senza costi aggiuntivi di intermediari.)*

Retargeting sui Social Media: Facebook, Instagram e non solo
I social network sono territorio fertile per il retargeting, perché la gente passa ore e ore lì ogni giorno. In Italia, ad esempio, decine di milioni di persone scorrono Facebook e Instagram quotidianamente.
Sarebbe un peccato non far apparire proprio lì i tuoi contenuti mirati, vero? 😉 Facebook e Instagram (entrambi gestiti da Meta) offrono retargeting attraverso il famoso Pixel di Facebook.
Installandolo sul tuo sito, puoi creare pubblici personalizzati di utenti che hanno svolto certe azioni (visitato la pagina X, cliccato il bottone Y, ecc.) e poi mostrare loro annunci su Facebook e Instagram mentre sfogliano il feed, guardano Stories o video.
Un grande vantaggio del retargeting su social è la varietà di formati coinvolgenti: non solo immagini statiche, ma anche video, caroselli con più prodotti, raccolte, ecc., che possono raccontare una storia e catturare l’attenzione in modo creativo.
Ad esempio, potresti fare un video breve che ricorda all’utente i benefici del tuo servizio, o una Story Instagram con conto alla rovescia per un’offerta speciale destinata proprio a chi aveva visitato il sito.
Inoltre, su Facebook/IG è possibile impostare il retargeting dinamico legato al catalogo prodotti: se gestisci un e-commerce, Meta può mostrare automaticamente a ciascun utente gli esatti prodotti che ha guardato o aggiunto al carrello, con immagini e prezzi aggiornati.
È quello che succede quando guardi un paio di occhiali su un sito e poi su Instagram ti appare proprio quell’occhiale lì, magari in slideshow con altri modelli simili – un effetto molto potente perché estremamente personalizzato.
E non ci sono solo Facebook e Instagram: LinkedIn, ad esempio, offre retargeting per il B2B (tramite il LinkedIn Insight Tag, analogo del pixel).
Puoi così mostrare inserzioni LinkedIn a chi ha visitato il tuo sito aziendale o una pagina di prodotto, il che è utilissimo per ricontattare lead professionali e decision-maker.
Certo, LinkedIn Ads è più costoso e di nicchia, ma se il tuo target sono aziende o professionisti, vale la pena considerarlo: potrai seguire i visitatori del tuo sito in un contesto lavorativo, riproponendo ad esempio un white paper, un webinar o un’offerta business.
Anche piattaforme come Twitter, Pinterest, TikTok offrono funzionalità di retargeting (ognuna ha il suo pixel/tag da installare).
Ad esempio, Pinterest può servire se hai un brand nel mondo design, moda o lifestyle: puoi far riaffiorare i tuoi prodotti nei pin degli utenti che hanno già visto il tuo sito.
TikTok consente di retargetizzare chi ha interagito col tuo sito o con i tuoi video (ottimo se punti a un pubblico giovane con contenuti video accattivanti).
In pratica, qualunque social sia rilevante per il tuo pubblico, probabilmente ti dà la possibilità di fare retargeting su chi ha già avuto contatti col tuo brand.
E considerando quanto tempo la gente passa sui social, cavoli, non approfittarne sarebbe quasi un delitto di marketing!
Retargeting basato su liste di contatti (email & CRM)
Un’altra modalità di retargeting, spesso sottovalutata, è quella che sfrutta i dati proprietari che hai già in casa, come le email dei tuoi iscritti o i numeri di telefono dei clienti.
Molte piattaforme pubblicitarie permettono di caricare una lista di contatti (in modo sicuro e criptato) per creare dei pubblici personalizzati.
Ad esempio, su Facebook puoi caricare l’elenco degli indirizzi email dei tuoi clienti o lead: il sistema cercherà corrispondenze con gli account Facebook/Instagram di quegli utenti (matching anonimo) e ti consentirà di fare annunci mirati solo a loro.
Questo è un potente strumento di remarketing perché stai targettizzando persone con cui hai già avuto un’interazione diretta (un acquisto, un’iscrizione, ecc.).
Puoi usarlo per campagne di fidelizzazione (es. mostrare una promo “cliente VIP” solo a chi è già cliente) oppure per recuperare lead dormienti (magari hai delle email che non aprono più le newsletter: raggiungile su Facebook con un messaggio diverso per riattivarle).
Allo stesso modo, Google Ads offre la funzione Customer Match, dove puoi caricare liste di email o numeri di telefono e poi raggiungere quei contatti con annunci sulla rete Google (search, YouTube, Gmail, ecc.).
Immagina di poter mostrare un messaggio su Gmail solo a chi è già nella tua mailing list: è praticamente un’email 2.0, recapitata però come annuncio sponsorizzato in alto nella inbox – un bel rinforzo multicanale.
Oltre alla pubblicità a pagamento, non dimentichiamoci dei canali diretti come l’email marketing e l’SMS/WhatsApp: questi non sono “retargeting” in senso stretto come gli annunci, ma sono sicuramente cugini stretti.
Ad esempio, inviare una email personalizzata a chi ha lasciato il carrello abbandonato (“Ciao Mario, hai dimenticato qualcosa nel carrello – ecco un codice sconto del 10% valido solo per le prossime 48 ore”) è una forma di remarketing efficacissima e a basso costo.
Oppure mandare un messaggio WhatsApp con un gentile promemoria a un contatto che aveva richiesto informazioni sul tuo servizio ma poi è sparito.
Queste azioni fanno parte di una strategia più ampia di re-engagement della tua base contatti. La chiave è avere un database (CRM) ben organizzato per sapere a chi inviare cosa.
Se integrerai le campagne di retargeting a pagamento con email e altri follow-up diretti, creerai un effetto “uno-due” formidabile: il tuo potenziale cliente avrà la sensazione che sei presente e attento, ma non in modo invasivo, anzi quasi premuroso nel ricordargli ciò che gli interessa.
Come vedi, le possibilità sono tante: web, social, email, ecc.
Un approccio vincente di solito è combinare più canali di retargeting, così da seguire l’utente in diverse forme.
Ad esempio: prima un banner Google, poi un video su Facebook, infine una email di follow-up – un vero e proprio percorso multicanale che aumenta la probabilità di riconversione.
Ovviamente bisogna fare attenzione a coordinare i messaggi per non risultare ridondanti o pressanti (nessuno vuole vedere lo stesso annuncio identico ovunque si giri).
Nel prossimo capitolo vedremo proprio come gestire al meglio queste campagne, ma prima una breve parentesi su un aspetto cruciale: come fare tutto questo in modo semplice, anche se non sei un mega esperto di marketing.

Retargeting per PMI: l’alleato giusto può fare la differenza 🔑
A questo punto potresti pensare: “Ok, il retargeting è fantastico, ma sembra anche complicato da gestire… Pixel, codici, segmenti di pubblico, campagne su più piattaforme… aiuto! Io ho un’azienda da mandare avanti, non posso passare le giornate a rincorrere tecnicismi.”
Ed è una riflessione assolutamente comprensibile, soprattutto se sei una piccola o media impresa (PMI) senza un team di marketing dedicato. Ma niente paura: oggi la tecnologia ci viene incontro.
La verità è che avere gli strumenti giusti semplifica enormemente l’implementazione del retargeting (e del marketing digitale in generale).
In particolare, esistono piattaforme all-in-one pensate proprio per imprenditori e team snelli, che integrano tutte le funzioni chiave di marketing, vendita e gestione contatti in un unico ambiente facile da usare.
Un esempio?
Squadd, il gestionale all-in-one partner di oltre 450 PMI italiane, è progettato esattamente per questo scopo: automatizzare e centralizzare processi di marketing e vendita che altrimenti richiederebbero l’uso di mille tool diversi (e tanta, tanta pazienza nel farli comunicare tra loro).
Come può un piattaforma come Squadd aiutarti con il retargeting?
Proviamo a immaginare il flusso completo: con Squadd puoi creare facilmente il tuo sito web o funnel (landing page per catturare lead, pagine prodotto, ecc.) e integrare subito i codici di tracciamento necessari (es. Pixel Facebook, tag Google) senza dover mettere mano al codice a ogni modifica – il sistema si occupa di gestire questi aspetti tecnici.
Ogni visitatore e lead che acquisisci viene automaticamente registrato nel CRM integrato: avrai quindi un database unico con i dati di contatto e il comportamento (pagine visitate, form compilati, ecc.) di ciascun potenziale cliente.
A questo punto, avendo tutti i dati sotto mano, puoi segmentare il pubblico in modo granulare direttamente nel CRM: ad esempio, crei una lista di contatti che hanno guardato il prodotto X ma non hanno acquistato, oppure i lead raccolti nell’ultimo mese che non hanno ancora convertito.
E cosa puoi fare con questi segmenti?
Tante cose: inviare campagne email personalizzate (Squadd include moduli per l’email marketing e anche per il WhatsApp Marketing), oppure sincronizzare questi segmenti con le piattaforme pubblicitarie per fare retargeting mirato.
Immagina poter selezionare con pochi clic “tutti i visitatori indecisi” e poi lanciare su Facebook Ads una campagna rivolta esattamente a loro – senza dover esportare/importare liste manualmente, perché la piattaforma li riconosce.
Risparmi tempo e riduci gli errori.
Non solo: una soluzione all-in-one ti consente di automatizzare molti passaggi.
Ad esempio, potresti impostare un’automazione per cui quando un nuovo contatto entra nel CRM (magari perché si è iscritto alla newsletter), automaticamente parte un flusso: dopo 1 giorno gli mandi una email di benvenuto, dopo 3 giorni se ha visitato la pagina prezzi ma non ha comprato lo inserisci in un pubblico di retargeting “interessati ma indecisi”, dopo 7 giorni gli mandi via WhatsApp un reminder gentile.
Tutto questo senza intervento manuale, orchestrato dalla piattaforma.
Capisci il valore? Stai replicando in scala ciò che un bravo venditore farebbe uno a uno (ricontattare, seguire, ricordare), ma lo stai facendo in automatico e su decine/centinaia di contatti contemporaneamente, liberando tempo prezioso.
Un altro enorme vantaggio di avere un unico sistema è la visione d’insieme: vedi in un colpo d’occhio le metriche di tutte le tue iniziative.
Quanti dei retargeting clic si sono poi trasformati in vendite? Che percentuale di quelli a cui hai mandato la mail di recupero hanno riaperto il sito?
Tutti questi dati, quando sono centralizzati, ti permettono di misurare e migliorare continuamente la tua strategia.
E con un partner come Squadd, hai anche un supporto dedicato (persino via WhatsApp, con persone reali pronte ad aiutarti in tempo reale) che ti assiste se hai dubbi o difficoltà nel mettere in piedi le campagne.
In pratica, non sei mai solo: anche se non sei un marketer esperto, hai un “copilota” tecnologico e un team di supporto che ti guidano nelle operazioni più complesse.
In conclusione, specialmente per le PMI italiane che vogliono competere nel digitale, dotarsi di un gestionae tutto-in-uno è un vero cambio di passo.
Ti permette di scatenare la potenza del retargeting (e del marketing automation) senza impazzire dietro a mille piattaforme diverse, e con risultati tangibili in termini di vendite e crescita.
D’altronde, l’innovazione sta proprio nel rendere semplice ciò che prima era riservato solo ai “pezzi grossi” con budget e staff enormi.
Oggi anche una piccola impresa può fare retargeting come un big player – basta avere gli strumenti giusti e un po’ di strategia.
Nel prossimo capitolo, vediamo proprio come impostare nel concreto delle campagne di retargeting vincenti, con consigli pratici che potrai applicare subito (strumenti alla mano!).

Come impostare una campagna di retargeting vincente (strategie e consigli)
Arriviamo al lato pratico: hai deciso di lanciare le tue campagne di retargeting.
Quali sono i passi da seguire e le best practice da tenere a mente per ottenere il massimo risultato senza sprecare budget?
Qui di seguito ti presento un percorso in 7 step fondamentali per strutturare un retargeting efficace e alcune dritte frutto dell’esperienza sul campo.
Pronto a prendere appunti? Ecco come procedere:
- Prepara il campo: installa i codici di tracciamento (pixel) – Prima ancora di parlare di campagne, assicurati di avere tutti gli strumenti tecnici al loro posto. Significa installare sul tuo sito web (o e-commerce) i vari pixel/tag delle piattaforme che intendi usare: il Pixel di Facebook/Meta, il Tag di Google Ads (per il remarketing Google), il codice LinkedIn Insight, etc. Più in generale, integra anche un sistema di analytics (Google Analytics ad esempio) per monitorare il traffico. Questa operazione va fatta il prima possibile – idealmente, oggi stesso se non l’hai già fatta – perché i pixel iniziano a raccogliere dati da quando sono attivi, e non possono tracciare retroattivamente. Quindi, anche se pensi di lanciare le campagne tra un mese, intanto piazza quei codici ora, così iniziano a accumulare i cookie degli utenti che passano. Ah, e come detto in precedenza: imposta un buon banner cookie che richieda il consenso per i cookie di marketing. Senza consenso, niente retargeting per quella persona, quindi è cruciale massimizzare le accettazioni spiegando bene i benefici o offrendo una buona esperienza utente sul banner. Un consiglio: piattaforme come Squadd o soluzioni CMS spesso ti permettono di inserire questi codici nelle impostazioni generali del sito senza metter mano al codice manualmente. Sfruttale per evitare errori.
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- Definisci il tuo pubblico e segmenta gli utenti – Una volta che i pixel sono attivi e (si spera) stai già ricevendo un po’ di traffico, pensa a chi vuoi retargettizzare. Non vorrai per forza inseguire chiunque sia passato dal sito. È molto più efficace essere specifici. Ad esempio, potresti creare segmenti come: “visitatori che hanno visto il prodotto X ma non comprato”, oppure “utenti che hanno letto il blog/guida ma non hanno richiesto la demo”, o ancora “chi ha aggiunto al carrello e abbandonato”. Ogni segmento corrisponderà poi a messaggi e obiettivi leggermente diversi. Le piattaforme di advertising di solito ti permettono di creare questi pubblici personalizzati specificando regole (URL visitati, tempo trascorso, evento compiuto, ecc.). Segmentare è fondamentale perché un messaggio unico per tutti raramente è efficace: meglio avere 3-4 campagne mirate a sotto-pubblici che rifilare la stessa minestra a tutti. Inoltre, considera anche di escludere certi pubblici: ad esempio, chi ha già convertito (non vuoi infastidire con retargeting chi ha appena comprato, a meno che non sia per cross-sell diverso). Oppure escludi chi è entrato e rimbalzato dopo 1 secondo (probabilmente erano visitatori accidentali poco interessati). Insomma, delimita il bersaglio: retargeting è efficace quando è chirurgico. Un buon punto di partenza è sempre il pubblico dei “carrelli abbandonati” (per e-commerce) o “visitatori pagina pricing” (per servizi): queste persone sono così vicine alla conversione che vale la pena investire su di loro.
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- Stabilisci obiettivi chiari per la tua campagna – Non lanciare campagne tanto per fare, chiediti: cosa voglio ottenere esattamente da questo retargeting? Aumentare le vendite di un prodotto specifico? Far iscrivere a un webinar? Prenotare una call? Ogni obiettivo può richiedere un approccio leggermente diverso. Ad esempio, se l’obiettivo è vendere, misurerai il successo in vendite e revenue, e magari offrirai uno sconto nel messaggio. Se l’obiettivo è spingere un lead verso una call commerciale, potresti misurare le conversioni in appuntamento e il messaggio punterà sul valore della consulenza gratuita, ecc. Definisci un obiettivo principale e possibilmente uno o due KPI da monitorare (es: tasso di conversione, CPA, ROAS – ritorno sulla spesa ads, ecc.). Questo ti servirà per valutare la performance e fare ottimizzazioni mirate. Senza un obiettivo chiaro rischi di creare una campagna confusa e non saprai neanche se sta andando bene o male. Quindi: “voglio recuperare il 20% dei carrelli abbandonati entro 30 giorni” è un obiettivo chiaro e misurabile; “fare un po’ di branding” è troppo vago.
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- Scegli i canali giusti e imposta un budget adeguato – In base al tuo pubblico e obiettivo, decidi dove lanciare le campagne di retargeting. Come visto, i principali candidati sono Google (Display/Youtube) e Facebook/Instagram, spesso usati entrambi in parallelo. Se il tuo pubblico è molto B2B, aggiungi LinkedIn. Se vendi a GenZ, considera anche TikTok. Il trucco è focalizzarsi: meglio partire con 1-2 piattaforme chiave dove sai che i tuoi utenti passano più tempo, piuttosto che disperdere piccoli budget su 5 canali. Per esempio, se hai budget limitato e sai che la maggioranza dei tuoi utenti sta su Facebook/Instagram, inizia lì con decisione. Quanto al budget, buona notizia: il retargeting non richiede investimenti folli all’inizio, perché i pubblici sono circoscritti (non stai raggiungendo milioni di sconosciuti, ma qualche migliaio di utenti interessati). Puoi partire anche con pochi euro al giorno per pubblico. L’importante è adattare il budget alla dimensione dell’audience: se hai un pubblico di 1.000 persone, bastano budget piccoli per raggiungerli più volte; se il pubblico è di 100.000, servirà di più. Un consiglio: molti marketer destinano circa un 10-20% del budget totale di advertising al retargeting (il resto va su acquisizione nuovi utenti). Ma se il tuo traffico è ancora basso, anche 5-10 € al giorno su retargeting possono fare molto. Monitorando i risultati, potrai sempre aumentare il budget delle campagne che rendono di più. Inizialmente, vai cauto ma assicurati di coprire l’audience: controlla le stime di copertura sulle piattaforme (es. Facebook ti dice “con X € al giorno raggiungerai tot persone al giorno su tot totali”). Non avere paura di sembrare insistente: ricorda che queste persone ti conoscono già; finché rimani entro frequenze ragionevoli (ne parliamo tra poco), un po’ di persistenza paga!
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- Crea messaggi e creatività su misura (attira l’attenzione!) – Questo è forse il punto più importante: cosa mostrerai concretamente alle persone nel retargeting? La creatività e il copy (testo) degli annunci faranno la differenza tra un utente che ignora per l’ennesima volta il tuo brand e uno che pensa “aspetta un attimo, quasi quasi ci clicco”. Ecco qualche dritta:
- Rilevanza prima di tutto: Assicurati che l’annuncio parli proprio di quello che interessava all’utente. Se il pubblico è “ha guardato il prodotto X”, nell’annuncio mostra il prodotto X (foto, nome, prezzo…) magari evidenziando un benefit o un’offerta su quel prodotto. Niente messaggi generici istituzionali: devono riconoscere subito che è pertinente a ciò che avevano visto.
- Offri un incentivo o una nuova informazione: Per convincere chi prima ha esitato, a volte serve dare un piccolo push. Può essere uno sconto dedicato (“Extra 5% solo per te che stavi valutando i nostri prodotti!”), oppure la prova sociale che rassicura (“Oltre 1000 clienti lo hanno già scelto, perché non tu?”), o ancora la scarcity/urgenza (“Ultimi pezzi disponibili”, “Offerta valida fino a domenica”). Attento a non strafare con tattiche troppo aggressive, ma un tocco di FOMO (fear of missing out) spesso aiuta a smuovere chi rimandava.
- Coerenza con la tua brand identity: Sì, stai facendo annunci, ma fai in modo che sembrino un’estensione naturale del tuo brand. Usa lo stesso tono di voce che useresti sul sito o nelle email, mantieni colori e stile riconoscibili. L’utente deve collegare immediatamente che quell’annuncio è di quel sito che aveva visitato. Questo crea fiducia e continuità nell’esperienza.
- Testa diverse creatività: Non scommettere tutto su un’unica versione di annuncio. Crea variazioni multiple: ad esempio 2-3 immagini diverse, titoli diversi, call-to-action diverse. Magari una versione punta sull’emozione (“Torna da noi, ti aspetta qualcosa di speciale!”), un’altra più razionale (“Hai visto questo prodotto, ecco perché fa per te: [benefit], [benefit]…”). Le piattaforme di solito permettono di inserire più creatività per campagna e poi ottimizzano mostrando di più quella che va meglio. Questo è fondamentale perché a volte ciò che pensiamo funzioni potrebbe non essere quello che davvero risuona con il pubblico. Lascia che sia il campo a decidere: dopo una o due settimane, verifica quali annunci hanno ottenuto più click e conversioni, e concentra il budget su quelli vincenti.
- Formato giusto per il canale giusto: Adatta i contenuti al luogo. Su Facebook e Instagram, i video brevi e le immagini quadrate o verticali per le Stories possono funzionare molto bene. Su la Rete Display di Google, i banner statici e responsive sono l’opzione classica. Su YouTube, hai i video bumper o TrueView: lì serve subito catturare l’attenzione nei primi 5 secondi. Insomma, sfrutta le peculiarità di ogni piattaforma per massimizzare l’impatto. Non ti spaventare, non serve creare mille design da zero: puoi anche partire da un buon template o usare tool online. L’importante è che il messaggio arrivi forte e chiaro.
- Landing page coerente: Questo spesso viene trascurato. L’annuncio deve portare a una pagina di destinazione (landing page) che sia coerente e ottimizzata. Se stai promuovendo il prodotto X con uno sconto, il click dovrebbe portare direttamente alla pagina di X, con lo sconto già evidenziato, non alla home genericissima. Cerca di “chiudere il cerchio”: l’utente vede un reminder di qualcosa, clicca, e si ritrova esattamente nel punto giusto per completare l’azione senza dover cercare di nuovo informazioni. Ogni clic perso in più è un’occasione persa. Quindi, cura la user experience post-clic: pagina veloce, chiara, possibilmente con qualche prova sociale (recensioni?) e una call-to-action ben visibile. Il retargeting può portare il cavallo alla fonte, ma poi l’acqua dev’essere fresca! 😉
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- Imposta frequenza e durata (non trasformarti in uno stalker!) – Il retargeting è efficace proprio perché mostra più volte il tuo messaggio, ma occhio a non esagerare. C’è una sottile linea tra “promemoria utile” e “persecuzione pubblicitaria” 😅. Le piattaforme spesso ti permettono di controllare la frequenza (quante volte a settimana lo stesso utente vede il tuo annuncio) e la durata della finestra di retargeting (per quanti giorni dopo la visita l’utente rimane nel pubblico da bersagliare). Best practice generali:
- Frequenza: cerca di non mostrare lo stesso annuncio più di, diciamo, 5-7 volte a settimana alla stessa persona. Dopo un po’ subentra la “banner blindness” o peggio l’irritazione. Se hai più varianti di annunci, puoi spingerti un po’ oltre perché c’è rotazione e sembra meno ripetitivo. In ogni caso monitora: Facebook Ads Manager ad esempio ti mostra la metrica “Frequenza media”. Se vedi numeri tipo 10, 15… forse stai insistendo troppo. Meglio ampliare un po’ il pubblico o ruotare creatività.
- Durata del pubblico: Quanto a lungo vale la pena seguire un utente dopo la sua visita iniziale? Dipende dal ciclo di acquisto. Per acquisti impulsivi o e-commerce con alto volume, spesso si usa una finestra breve (es. 7 giorni o 14 giorni) per carrelli abbandonati: se in una settimana non hanno comprato manco con lo sconto, forse non lo faranno più (o hanno comprato altrove). Per prodotti o servizi più ponderati (es. viaggi costosi, corsi di formazione), si può estendere a 30 giorni o anche 90 giorni di retargeting, magari con messaggi diversi man mano che passa il tempo (es. prima settimana sconto 10%, seconda settimana contenuto informativo “perché sceglierci”, terza settimana ultimo reminder…). In generale, più costoso/complesso è il prodotto, più a lungo puoi mantenere il retargeting attivo. Ma non andare oltre il punto di reale interesse: dubito che rivedere un annuncio dopo 1 anno serva (a quel punto la persona manco si ricorda di te). Un buon standard per molti settori è 30 giorni: chi in un mese non si è convertito, o non era davvero interessato o aveva altre priorità.
- Cap “umano”: ogni tanto, mettiti nei panni dell’utente. Se tu vedessi quell’annuncio X volte, come ti sentiresti? Se la risposta è “un po’ infastidito”, riduci. 😉 Ricorda che l’obiettivo è risultare pertinente e utile, mai molesto. Un retargeting fatto bene spesso viene quasi apprezzato dal consumatore (“Ah meno male, cercavo proprio quel link/quel prodotto!”). Fatto male diventa il classico scenario “uff, ancora ‘sti banner che mi stalkerizzano”. Dunque punta sempre al primo scenario.
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- Monitora, analizza e ottimizza continuamente – Una volta avviata la campagna, il lavoro non è finito. Anzi, inizia la parte divertente: vedere i risultati e ottimizzare. Tieni d’occhio le metriche chiave: quanti clic ottieni? Quante conversioni dirette? Che CTR (click-through rate) hanno i tuoi annunci? Il CPA rientra nei limiti che ti aspettavi? Confronta le performance tra le varianti di annunci: magari scopri che la creatività B ottiene un tasso di conversione doppio della A – ottimo, allora concentra lì lo spend e crea magari una variante C ispirata alla vincente per provare a batterla ancora. Sperimenta: il retargeting offre un bel campo di test perché hai un pubblico definito; piccoli cambi di messaggio possono fare differenze misurabili. Non aver paura di fare A/B test su offerte (es. 5% vs 10% di sconto), su diverse call-to-action (“Acquista ora” vs “Scopri di più”), su immagini (prodotto singolo vs scena ambientata). Pian piano costruirai un’idea di cosa fa più presa sul tuo pubblico. Inoltre, ricordati di aggiornare i segmenti col tempo: man mano che utenti convertono, toglili dal pubblico di retargeting originale e magari spostali su un altro (per cross-sell). Mantieni le liste “pulite”. Se l’audience del retargeting diventa grande e include persone molto datate che non rispondono mai, valuta di accorciare la finestra temporale come detto. Insomma, ottimizza sia i messaggi che il targeting stesso. Un ultimo aspetto: incrocia i dati del retargeting con i dati di vendita effettivi. Magari scopri che tanti clic non portano acquisti perché il problema era sul sito (es. pagina lenta, form complicato). Il marketing è olistico: il retargeting porta le persone alla porta, ma poi l’esperienza sul tuo sito o con il tuo team deve chiudere la vendita. Se qualcosa va storto, aggiustalo (magari scopri che tanti arrivano alla pagina di checkout ma c’è un bug sul pagamento – succede!). Quindi analizza a 360 gradi: strumenti di analytics e il tuo CRM ti aiuteranno a capire il percorso completo dell’utente.
Seguendo questi 7 passi avrai messo in piedi una solida campagna di retargeting.
Certo, ogni business è un caso a sé e dovrai adattare la strategia alla tua situazione specifica, ma lo schema generale è valido per tutti: preparazione tecnica, segmentazione intelligente, creatività su misura, controllo della frequenza, e miglioramento continuo.
Se riesci a fare bene ciascuno di questi passaggi, vedrai che il retargeting diventerà una sorta di macchina ben oliata che genera risultati quasi in automatico, giorno dopo giorno.

Conclusione: il retargeting, un asso nella manica per la tua strategia digitale 🎯
Siamo arrivati alla fine di questa lunga guida, e se sei arrivato fin qui hai ormai acquisito una panoramica completa e approfondita del mondo del retargeting.
Abbiamo visto cos’è (e cosa non è), come funziona dietro le quinte, su quali piattaforme puoi metterlo in pratica, quali benefici può portare e come implementarlo passo passo in modo strategico.
Il verdetto finale? Il retargeting è davvero un asso nella manica per qualsiasi impresa che voglia massimizzare i propri risultati online.
In un’epoca in cui l’attenzione degli utenti è frammentata e la competizione è agguerrita, poter ricoinvolgere chi ha mostrato interesse è un vantaggio enorme: significa non partire sempre da zero, ma costruire su basi già gettate.
Pensa un attimo a quanti potenziali clienti sfuggono ogni giorno: senza retargeting, resterebbero solo un numero anonimo nelle statistiche di rimbalzo.
Con il retargeting, invece, puoi dare loro una seconda, terza, quarta occasione di sceglierti.
È un po’ come avere un commesso virtuale che dice gentilmente: “Ehi, torna pure quando vuoi, siamo qui per te, anzi ti mando un promemoria di quello che ti interessava”.
Quando fatto con intelligenza e creatività, il retargeting non dà affatto l’idea di un inseguimento assillante, bensì di un servizio al cliente – gli stai facilitando la vita ricordandogli ciò che stava cercando.
E infatti spesso gli utenti convertono proprio perché “meno male che mi è ricapitato sott’occhio quel prodotto, lo avevo dimenticato!”.
Per un imprenditore o un responsabile marketing di una PMI italiana, il messaggio è chiaro: il retargeting non è un lusso per grandi multinazionali, ma uno strumento a tua disposizione qui e ora.
Non richiede budget stratosferici, non serve essere un ingegnere informatico per usarlo (soprattutto se ti affidi a piattaforme intuitive e all-in-one come abbiamo descritto).
Quello che serve è la giusta mentalità strategica: capire l’importanza di coltivare il rapporto con chi ha già mostrato interesse, anziché inseguire solo nuovi estranei. È molto più facile vendere a qualcuno che ti conosce già – non lasciarti sfuggire questa opportunità!
Per concludere, ti invito a fare un piccolo esercizio: riguardando il tuo sito o la tua lista di lead attuali, chiediti “Sto facendo abbastanza per riportare qui queste persone?”.
Se la risposta è no, sai già qual è il prossimo passo da compiere. 😉
Metti in pratica i consigli di questa guida, anche in modo graduale: imposta i pixel, costruisci il tuo primo pubblico di retargeting e lancia quella campagna pilota.
Misura i risultati, impara e affina il tiro. Vedrai che sensazione quando inizieranno ad arrivare conversioni in più che prima semplicemente non c’erano – tutte grazie a quel “toc toc, siamo ancora qui per te” fatto al momento giusto.
Il retargeting è un viaggio di miglioramento continuo, ma che vale assolutamente la pena intraprendere.
Ti auguro di cuore di sfruttarlo per far crescere il tuo business, aumentare le tue vendite e fidelizzare la tua clientela.
Nel panorama digitale competitivo di oggi, chi sa tenersi stretto ogni potenziale cliente ha una marcia in più.
Adesso quella persona sei tu: hai gli strumenti, hai la conoscenza… non ti resta che agire.
Buon retargeting e buon business! 🚀💪